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Critica

Tra dinamismo e quiete,
le estensioni cromatiche
di Antonella Sabatino

di Gaetano Cristino

Come gli impressionisti, anche Antonella Sabatino "ambisce
a dipingere la natura", ma nel senso tutto particolare
di assorbirne le forme, le forze e i colori e di ricostruirla
sulla tela secondo le proprie intenzionalità, le proprie passioni
e pulsioni, i propri stati d'animo.
Nulla di più lontano, infatti, nelle sue opere, dalla pura e
semplice contemplazione e mimesi del bello naturale e
del sublime arcano della realtà, ma la natura viene quasi
trasformata e animata al punto di farsi veicolo della spiritualità
dell'artista.

Fluiscono così sulle tele immagini forti e contrastate di motivi
floreali vibranti, paesaggi suggestivi, o addirittura campiture
di puro colore rosso fuoco con pochissimi accenni
ad elementi naturali, e tutto concorre a creare atmosfere
cromatiche spesso alternative, tra dinamismo e quiete, ma
inequivocabilmente coinvolgenti, che tirano dentro lo sguardo
e la mente dell'osservatore.

Il dinamismo lo ritroviamo soprattutto in quei dipinti in cui
giganteggiano masse floreali ed erbacee, piante con fogliame
lanceolato e tagliente, realizzate con piglio gestuale
ampio e resa timbrica dei colori, in un crogiuolo creativo
che in alcuni casi giunge fino a dissolvere le convenzioni
della costruzione spaziale dell'opera per offrirci una pura
atmosfera, realizzata tra contrappunti cromatici dove i
gialli i rossi violacei e gli azzurri cupi ci spingono a sprofondare
oltre la fitta selva di segni, in una sorta di vuoto
luminoso. Altre volte è il vortice l'elemento fondante
dell'opera. Nel senso che le piante fiorite quasi esplodono
al centro della tela e l'artista muove le linee e le masse
cromatiche per andamento curvo, assecondando il progressivo
allontanamento dal centro. In ogni caso, la modernità
è nel fare a meno degli elementi prospettici tradizionali,
come la linea d'orizzonte o i punti di fuga e nel poter
puntare unicamente sulla forza del colore, applicato
"alla prima", quasi spatolato, e del gesto. E questo avviene
anche e soprattutto in quei dipinti in cui il paesaggio, o
meglio la struttura formale del paesaggio è stata completamente
abbandonata per dar vita a paesaggi astratti, della
memoria, dove primeggia il puro colore, spesso una sinfonia
di rossi, ricordo di infuocati tramonti, che riescono a
dare forti emozioni.

Nondimeno, all'occorrenza, Antonella Sabatino non disdegna
di far ricorso alla sapienza compositiva tradizionale, facendo
leva su tutti gli accorgimenti delle tecniche della percezione
visiva, come quando su un supporto dal lungo sviluppo
orizzontale fa nascere il dipinto a partire dal lato
estremo, per convogliare lo sguardo del fruitore lungo tutto
il campo pittorico, o come quando costruisce una siepe di
fiori sulla diagonale ascendente, dividendo il campo e giustapponendo
ciò che è in basso a ciò che sta in alto, terra
e cielo, o come quando sul taglio orizzontale di un muro dorato
fa emergere campanule e rampicanti o ancora quando
dipinge un roseto in primo piano per spingerci a misurarci
con ciò che è oltre, quasi in una trasposizione visiva del leopardiano spazio infinito e della quiete che è di là della siepe.
Ed ecco l'altro elemento che troviamo in alcune opere
di Antonella Sabatino insieme al dinamismo, che è quello di
imprimere agli elementi paesistici, in cui comunque c'è sempre
un campo fiorito, in taglio basso o di scorcio, un sentimento
di quiete e di serenità in cui, per tornare alla metafora
leopardiana, è possibile immergersi dolcemente. Ci sono
almeno due paesaggi presenti in questa mostra in cui è
possibile vivere queste sensazioni. Uno presenta alla base
la stretta fascia di un campo di grano o d'erbe, con linee
verticali lievemente ondeggianti, e, andando su sulla superficie
pittorica, tante altre fasce, quasi tanti altri orizzonti, fasce
di terra o di cielo, non si sa bene, tra gialli, bianchi e blu
violacei, che diventano pura poesia, quasi un dipinto astratto.
L'altro è un dipinto che scompagina il normale punto di
vista di un paesaggio. C'è un taglio prospettico inconsueto
(sulla diagonale discendente) che fa immergere lo sguardo
dal verde della vegetazione al giallo di una spiaggia all'azzurro
profondo del mare senza che questi elementi siano
descritti in maniera calligrafica. Non è la "veduta", insomma,
che interessa ad Antonella Sabatino ma il dialogo con
la natura, dalla quale prende sicuramente emozioni e suggestioni
ma che comunque arricchisce e rinnova/innova
sulla tela con le infinite possibilità cromatiche e le mille sfumature
tonali filtrate dalla propria sensibilità.

Febbraio 2008

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